Lavatoio pubblico

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Cenni storici del Lavatoio - Via Fontanelle

Durante la riunione ordinaria del 20 novembre 1910 il consiglio affrontò come oggetto del giorno la costruzione di un lavatoio pubblico. Un intervento urbanistico con cui molti comuni ebbero a che fare a inizio secolo, dovuto dall’obbligo di osservare i recenti regolamenti igienici prescritti dalle autorità sanitarie. Nel caso di Galliate inoltre tale necessità era dettata dallo stato di rudere in cui versava la sola vasca allora esistente in località alquanto acquitrinosa e disagevole sulla strada che dal comune conduceva a Daverio. Ragion per cui gli abitanti del paese dovettero invocare a gran voce un intervento il più tempestivo possibile delle autorità locali che ben presto si mobilitarono a individuare la nuova ubicazione della vasca. Difatti la deliberazione recita così: Visto che le pratiche per la ricerca del luogo adatto per la costruzione del desiderato lavatoio pubblico diedero buon risultato, il Consiglio approvando in massima la necessità della costruzione del lavatoio, delibera venga fatto redigere il progetto relativo ed incaricata la Giunta Municipale pei preliminari d’acquisto del fondo occorrente.

Il 1 dicembre avvenne l’incontro tra quest’ultima, il reverendo Vittorio Malugani e il nobile Camillo Sessa il quale, investito del Beneficio di San Vitale e Valeria, cedeva al comune di Galliate un piccolo appezzamento di terreno di mq. 120 per la costruzione di lavanderia pubblica, con diritto di scolo dell’acqua sul fondo di proprietà dello stesso Beneficio.*

Solo il 15 settembre 1911 la giunta municipale si decise ad inviare all’ing. Gerolamo Pozzi di Varese l’incarico per lo studio e la redazione del progetto per la costruzione dell’opera pubblica.

Dalla lettera si comprende che l’amministrazione comunale l’aveva precedentemente contattato per fornirgli le coordinate della località su cui si sarebbe costruito il lavatoio: il fondo seminativo arborato detto Risciolo al mappale n° 76, acquistato dal comune al prezzo di lire 60.

Lo zelante ingegnere non tardò ad eseguire i rilievi sul posto e a consegnare il 10 novembre la relazione con annesso il preventivo delle spese, pari a 1.600 lire occorrenti per le opere di presa alla sorgente, conduttura, costruzione della vasca e relativo scarico. Si sarebbe usufruito delle acque sorgive perenni esistenti sul fondo n° 178, sempre di proprietà Sessa, e si sarebbe proceduti alle conseguenti opere di tubature in ferro attraversando anche il terreno n° 177, oltre al n° 176 del Sig. Rossi Febo e una parte della strada Consorziale del Pio’, per poi arrivare al n° 76 ove costruirvi la vasca in muratura di pietrame con superiore copertura in lastra di beola o cemento, formanti piano di lavaggio. Un lavoro non da poco!

Il lavatoio sarebbe stato inoltre provvisto di copertura in lamiera di ferro ondulata da telaiatura in ferro appoggiantesi su quattro colonne in ferro.

Un’architettura esterna semplice ma funzionale, data la struttura metallica chiusa su tre lati provvista di tubi orizzontali per l’appoggio del bucato e il tetto spiovente in lamiera sorretto da tre capriate che aveva l’importante funzione di riparare le donne dai caldi raggi solari e dalle intemperie. Un’altra caratteristica da non sottovalutare è il piano d’appoggio inclinato e la sua particolare lavorazione incisa atta a migliorare l’ancoraggio dei panni.

Tale progetto, unitamente al capitolato fu approvato durante la straordinaria seduta comunale tenutasi l’ultimo giorno di quell’anno, inoltre per far fronte alla spesa, si stabilì venisse assunto un mutuo presso la cassa di risparmio di Milano per la somma totale di 1660 lire comprendente oltre ai lavori, il prezzo d’acquisto del terreno.

Dovette trascorrere quasi un anno per ottenere il nulla-osta da parte del consiglio sanitario di Como, che richiese però la legittima modifica di dividere la vasca in due bacini contigui, l’uno destinato al lavaggio e l’altro al risciacquo della biancheria. Pochi giorni prima di Natale si provvide quindi ad allegare ai disegni originali una nuova sezione del lavatoio costituito da due reparti della lunghezza pari a due e tre metri e per una larghezza totale di 3 metri e mezzo.

In questo lasso di tempo furono inoltre eseguite alcune misurazioni fatte in diversi periodi e specialmente in tempo di massima magra, che accertarono una portata d’acqua più che sufficiente erogata dalla sorgente che avrebbe alimentato il lavatoio (30 litri al minuto).

Il 13 aprile 1913 poté finalmente apparire a Galliate di Lombardo, oltre che nelle pubbliche piazze dei comuni confinanti il seguente manifesto:

 

AVVISO D’ASTA

Con aggiudicazione definitiva ad unico incanto per costruzione di lavatoio pubblico.

Nel giorno di mercoledì, 30 Aprile 1913 alle ore 12, nell’Ufficio Municipale di Galliate Lombardo avrà luogo pubblica asta per l’appalto delle opere di costruzione di lavatoio pubblico, da eseguirsi a norma del progetto, capitolato e disegni a firma Ing. Gerolamo Pozzi, in data 10 ottobre 1911, debitamente approvati.

L’incanto sarà aperto sulla cifra peritale complessiva di £ 1.600.

Le offerte seguiranno col sistema delle schede segrete da presentarsi o da far pervenire, in tempo utile,in piego suggellato, nei modi e forme di cui all’articolo 87, lettera a, del Regolamento 4 Maggio 1885 N. 3074 per l’applicazione della legge sull’amministrazione del patrimonio e contabilità dello Stato.

L’aggiudicazione dell’appalto seguirà ad incanto unico e sarà definitiva quando la migliore offerta abbia raggiunto o superato il minimo di ribasso stabilito nella scheda segreta dell’Amministrazione Comunale.

Le buste suggellate contenenti le offerte porteranno la semplice soprascritta:

“Offerta per l’appalto dei lavori di costruzione del lavatoio di Galliate Lombardo”.

Non saranno ammesse offerte condizionate e verificandosi parità di offerte fra due o più concorrenti, si aprirà fra di essi una nuova gara a partiti segreti.

Le offerte devono essere stese su carta bollata da £ 1,22 e contenere: cognome, nome, paternità e domicilio dell’offerente, l’indicazione in cifra e lettere della percentuale di ribasso sul prezzo di perizia, la dichiarazione di aver presa piena cognizione delle opere da eseguirsi e del progetto ed allegati, e la firma dell’aspirante.

Alle schede devono unirsi:

  • a) La bolletta esattoriale comprovante il preventivo deposito cauzionale di £ 50, prescritto dall’art. 5 del capitolato;

  • b) Un certificato di data non anteriore a sei mesi da oggi, comprovante la perfetta moralità dell’offerente;

  • c) Un certificato pure in data infra sei mesi, rilasciato da un tecnico, comprovante l’idoneità dell’offerente all’esecuzione dell’opera, a sensi dell’art. 77 del Regolamento 4 maggio 1885 sopra richiamato.

Per tutto quanto qui non indicato, si fa espresso riferimento al capitolato, progetto e tipi, i quali da oggi sono visibili nella Segreteria del Comune nei giorni ed ore d’ufficio.

 

In comune pervennero le tre offerte di Guido Negri fu Gio’ domiciliato a Varese, Passera Francesco di Luigi domiciliato ad Azzate e Carlo Chiaravalli. A quest’ultimo, figlio di Luigi e di Ermolli Luigia, muratore nato e domiciliato in Galliate, fu affidato l’appalto dell’opera pubblica, poiché aveva offerto il ribasso maggiore - 5,20% - sul prezzo di perizia, contro i rispettivi 4,50 e 4,95% degli altri appaltatori. Dalla lettera di presentazione dell’Ing. Giuseppe Pisoni attestante i requisiti necessari e sufficienti per poter concorrere all’asta pubblica, veniamo a sapere che il Chiaravalli si era presentato anche alla gara per la costruzione del nuovo cimitero dell’allora comune di Voltorre. La professionalità del Chiaravalli fu comprovata dal fatto che i lavori procedettero senza alcun problema ed ultimati nel termine prefissato; l’ingegner Pozzi poté così effettuare il collaudo e dal settembre 1914 le donne di Galliate poterono iniziarono a recarsi presso il nuovo lavatoio a strofinare e battere ritmicamente il bastone sui panni, stemperando il duro lavoro manuale con allegre chiacchiere e gioiose cantilene.

Parlando con alcune abitanti del paese, affiorano ricordi risalenti agli anni ’30 e ’40, legati ai cosiddetti “sabati fascisti”; quello era il giorno della settimana privilegiato per recarsi al lavatoi, zona franca per eccellenza del gentil sesso; si creava una sorta di processione, alla quale però non potevano partecipare le ragazzine… “Ti te stee a cà”, si sentivano ammonire dalle rispettive madri. Perché mai?

La risposta è molto semplice: le loro orecchie erano ancora vergini e impreparate per ascoltare tutti i pettegolezzi e le storie che venivano dette durante il lavaggio dei panni… Le più giovani dovevano quindi continuare a lavare nel mastello, a casa, in compagnia delle nonne…

 

APGL, cartella 27, Categoria X - Lavori pubblici Poste e telegrafi, classe 2, anno 1912.

Antichi lavatoi del territorio varesino. L’acqua e la pietra, a cura di N. Corbella, M. Miozzi e C. Nericcio, Macchione editore, Varese 2005.

 

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